Il male mediocre

C’è qualcosa di tragico nell’incapacità di distinguere e ricordare ciò che è rilevante da quello che non lo è, nel non capire ciò che conta per davvero. Nell’intrattenersi di conseguenza su particolari di consumo istantaneo, mantenendosi in continua distrazione da notizie di intrattenimento quotidiano, incrociando e confondendo sullo stesso piano valori e idee contrastanti e incompatibili. Non meravigliamoci allora se succede poi che gli ignoranti pensino di saperne più di tutti. Si tratta infatti di un riconosciuto fenomeno psicologico chiamato effetto Dunning-Kruger: si verifica quando una persona con scarsa competenza in un determinato campo tende a sovrastimare le proprie capacità e a sottovalutare quelle degli altri. Però parla, scrive, commenta pur non avendo idea della realtà, non conoscendo i fatti e non avendo nessuna conoscenza per giudicare, nessuna visione sufficiente per capire, arroccandosi come consueto dietro stucchevoli familismi e ideologie varie.

Corporativismo, familismo e arte concettuale

Arte concettuale: corrente artistica, sviluppatasi dopo il 1960 che, perseguendo una ricerca di ordine ideale e teoretico, privilegia il processo, lo schema concettuale e costruttivo che determina l’opera d’arte. Nella sua forma più pura, l’arte c. si libera dalla sottomissione al materiale volgendosi prevalentemente alla progettazione e all’ideazione di un’opera, alla concettualizzazione di un’immagine. In un ambito più generale, possono esservi ricondotte esperienze artistiche come la minimal art, la land art, l’arte comportamentale. (Treccani.it)

Nonni italiani brava gente

“Famiglie! Vi odio! Focolari chiusi; porte serrate; geloso possesso della felicità”. È l’invettiva di André Gide, premio Nobel per la letteratura nel 1947, in “I nutrimenti terrestri”. Ma Gide ha scritto anche: “Credi in coloro che cercano la verità. Dubita di coloro che la trovano”. Il concetto di familismo amorale è stato introdotto da Edward C. Banfield nel 1958 per cercare di capire perché alcune comunità siano socialmente ed economicamente arretrate. Familismo perché l’individuo persegue solo l’interesse della propria famiglia nucleare, e mai quello della comunità che richiede cooperazione tra non consanguinei; a-morale perché si applicano le categorie di bene e di male solo tra familiari, e non verso gli altri individui della comunità.

Il familismo amorale

Chiameremo «familista amorale» colui che agisce in base a questa regola generale: «massimizzare i vantaggi materiali e immediati della famiglia nucleare; supporre che tutti gli altri si comportino allo stesso modo». (Edward C. Banfield)