Spigoli e specchi

… Siamo quelli che guardano una precisa stella in mezzo a milioni / Quelli che di notte luci spente e finestre chiuse / Non se ne vanno da sotto i portoni / Quelli che anche voi chissà quante volte / Ci avete preso per dei coglioni / Ma quando siete stanchi e senza neanche una voglia / Siamo noi quei pazzi che venite a cercare / Quei pazzi che venite a cercare. (Elisa Toffoli – “Quelli che restano”)

Pregiudizi e palle di cannone

Quando parliamo di un carattere «introverso», o di una tendenza dominante all’«introversione», in genere non stiamo evocando qualcosa di auspicabile per noi o per i nostri cari. Appresa in un modo o nell’altro fin dall’infanzia, la definizione dell’uomo come animale sociale è, prima di ogni altra cosa, rassicurante. Da sociale a social, poi, il passo è ormai così breve da risultare ahimè impercettibile alla stragrande maggioranza. La connotazione negativa, o addirittura patologica, dell’introversione è simile a quella che riguarda i concetti di egoismo, di narcisismo, di perdita del senso della realtà e dell’empatia. Il gregge umano non si regge semplicemente sull’istinto: esige da ogni singola pecora attenzione e partecipazione, e guarda con sospetto ogni ripiegamento su sé stessi, come se si trattasse di una vera diserzione. (Emanuele Trevi)