La cartina di tornasole

«Hanno ucciso il racconto. Le storie sui social media non creano vicinanza, né empatia. Isolano gli esseri umani e svaniscono dopo essere state notate. Finché il vivere stesso era un narrare, non si parlava affatto né di storytelling né di narrazioni. Lo tsunami dell’informazione genera una condizione in cui i nostri organi percettivi risultano costantemente stimolati. Essi non sono più in grado di passare a una modalità di percezione contemplativa. Lo tsunami dell’informazione frammenta l’attenzione. Impedisce l’indugiare contemplativo che è costitutivo tanto del raccontare che del restare all’ascolto. Grazie allo storytelling il capitalismo si appropria della prassi narrativa e la sottomette alle regole del consumo. E così ci troviamo a comprare, vendere, consumare racconti ed emozioni. Le storie vendono. Raccontare storie coincide con il vendere storie.» (Byung-chul Han) «Quand’ero giovane era di moda sui giornali la “cartina di tornasole”: nessuno sapeva cosa fosse il tornasole (una sostanza che permette di misurare l’acidità) ma la metafora veniva usata per alludere a un evento che poteva valere come indicatore di uno stato delle cose.» (Walter Siti) L’infestante proliferare dello storytelling è la cartina di tornasole del nostro tempo.

Zeitgeist: lo spirito dei tempi

Stendhal nutriva un proverbiale amore per l’Italia; tuttavia ci giudicava ambigui e superficiali, sempre meno problematici, succubi di un nostro immaginario e inamovibile presente. «Quasi imprigionato in una specie di perpetua infanzia psicologica, l’italiano di Stendhal (…) è felice perché, se così si può dire, manca di prospettiva, trascorrendo la sua vita come “schiavo della sensazione attuale”, in un eterno presente dominato dal principio di piacere…» (Emanuele Trevi)

Il viaggiatore sedentario

«Quando talvolta mi sono accinto a considerare le diverse agitazioni degli uomini e i pericoli e le pene cui si espongono a corte, in guerra, e che sono causa di tante liti, di tante passioni, di tante ardite imprese e di tante azioni spesso cattive ecc., ho scoperto che tutta l’infelicità degli uomini proviene da una cosa sola: dal non saper restare tranquilli in una camera.» (Blaise Pascal)

Il riflesso dell’orologio

Se la condizione della letteratura contemporanea è tutt’altro che rosea, un motivo ci sarà; forse va ricercato nel concetto che artisti e letterati hanno di se stessi. Se la maggior parte delle nuove scritture non afferra la realtà del presente in modo autentico e risolutivo – anzi non ci prova nemmeno – è soprattutto perché essa è troppo impegnata a specchiarsi opportunisticamente in se stessa. Per fornire prodotti “ben confezionati” da piazzare sul mercato dei facili consumi e costumi culturali, si lascia troppo spesso portare dagli eventi, come un bastoncino di legno trasportato dalla corrente, anziché operare per determinarli.

Gabbiani e discariche

Verso coloro che vogliono dare ai parti della loro fantasia un valore educativo, nobilitante, nazionale, o salubre come l’infuso di tiglio o l’olio di oliva, io ho il dente irrimediabilmente avvelenato. (Vladimir Nabokov)

Auto-referenzialità

Il settimanale culturale della domenica di Repubblica, “Robinson“, il 25 novembre scorso ha pubblicata una “Intervista con Alessandro Baricco di Marco Bracconi” dal titolo Il mio manuale per i giovani Holden. L’intervista inizia così: “Le mie antologie quando andavo…

Baricco, Cofferati e frate Cipolla

“Robinson” di questa settimana (n° 22) contiene due corposi articoli-saggio, rispettivamente di Alessandro Baricco e Maurizio Ferraris, sul tema della Post-verità, termine che è stato nominato parola dell’anno dagli Oxford Dictionnaries. Per chi ancora non lo…