Come i girasoli

A scuola valgono i voti, ma chi ha ragione sull’interpretazione di un libro, l’insegnante o l’autore? In occasione dell’esame equivalente alla nostra maturità, Greg McEwan, il figlio di Ian McEwan, tra i testi da studiare si trovò un romanzo del padre: “L’amore fatale”. «Povero ragazzo. Immaginate. Costretto a leggere un mio libro», ha poi raccontato Mc Ewan alla rivista Event. Greg aveva qualche difficoltà a svolgere il tema assegnato dal professore. McEwan, impietositosi, decise di aiutarlo. «Gli ho fatto il riassunto, gli ho spiegato i vari personaggi, le loro motivazioni, le loro paure. L’ho incoraggiato a fare alcune riflessioni». Evidentemente però McEwan non aveva compreso a sufficienza la sua stessa creatura: il prof «sostanzialmente non si è trovato d’accordo» con la tesi esposta da suo figlio e gli ha messo una C: appena la sufficienza. Anche Martin Amis, lui stesso figlio d’arte (suo padre era lo scrittore Kingsley), una volta aiutò sua figlia a scrivere un tema su un suo romanzo. Anche lui ricevette un verdetto negativo, tanto che chiese al professore di riceverlo per uno scambio di opinioni. «È la possibilità di varie interpretazioni a costituire il segreto di un buon libro», ha spiegato Salman Rushdie alla presentazione del suo romanzo “La caduta dei Golden”. «Ci sono personaggi che sono un mistero anche per il loro autore e che rivelano i propri segreti solo in parte». (Corriere della Sera, 8 maggio 2018) Come i girasoli: enigmatici pure loro, a quanto pare.