Quei razzisti di Lilli e il vagabondo

Se cercate gli “Aristogatti” su Disney+, vi appare una scritta che comincia così: «Questo programma include rappresentazioni negative e/o trattamenti errati nei confronti di persone e di culture. Questi stereotipi erano sbagliati allora e lo sono oggi». Ogni volta bisognerebbe stare a fare le pulci ai nostri antenati? E prenderne le distanze? Che bisogno c’è? Se studiamo la storia e la letteratura è proprio per acquisire il senso della distanza e dell’alterità. Se avessimo abbastanza fiducia nella cultura, non ci sarebbe nessun bisogno di bollini rossi. Ogni avvertenza ulteriore sarebbe superflua. Si tratta, in realtà, della periodica quanto assurda ventata di idiozia “politically correct” o della sua nuovissima declinazione denominata “cancel culture”.

Il rifiuto

UNO. Carlo Michelstaedter riteneva che la normale vita umana si appoggi su illusioni che tendono in primo luogo ad allontanare il dolore e l’ossessione della morte nonché a creare apparenti sicurezze. Pensava che a queste…

La storia degli altri

IN RICORDO DI PHILIP ROTH «Quante coppie si sfascerebbero se uno dei due guardasse nel cellulare dell’altro? È questa la premessa narrativa dietro la storia di un gruppo di amici di lunga data che si…