Umorismo

Luigi Pirandello, nel suo saggio su L’umorismo pubblicato nel 1908, “passa in rassegna le diverse concezioni dell’umorismo che hanno contraddistinto secoli e culture differenti alternando analisi psicologiche, riferimenti letterari, sferzate polemiche. Per Pirandello è il «sentimento del contrario», impulso umano sovvertitore, irriducibile, in quanto espressione di una «vita nuda», che permette all’artista di scomporre la realtà e smascherare, nelle sfasature dell’essere, il disordine e la sofferenza che vi si celano. Mentre la comicità si basa su opposizioni nette che muovono al riso, l’umorismo si distingue per la presenza di elementi ambigui e di contrasti sfumati che inducono alla riflessione. Vera e propria visione del mondo tipica di un’età segnata dalla crisi irreversibile dei valori, l’umorismo si rivela la miglior chiave di interpretazione per cogliere i nodi problematici dell’esistenza e svelare verità inquietanti e paradossali sotto le maschere irrigidite delle convenzioni sociali.” (dalle note di copertina dell’edizione Garzanti)

Chi siamo noi per contraddire il grande Pirandello? Nessuno! Riportiamo perciò di seguito alcuni divertissement tratti da alcune, diverse fonti. Potrebbero assolvere al difficile compito loro assegnato dal premio Nobel per la letteratura. O forse no. Ma è Natale, siamo di conseguenza tutti un po’ più buoni e almeno un paio di sorrisi dovrebbero essere garantiti. Vediamo:

I test d’intelligenza cui venne sottoposto diedero risultati sorprendenti: messo davanti a un cubo di Rubik impiegò solo dieci secondi a inghiottirlo. (Gino & Michele)

Era così ignorante che credeva che la Cedrata fosse un’opera minore del Tassoni. (Enzo Biagi)

Io ho un amico così pigro, così pigro, ma così pigro che ha sposato una donna incinta. (Gino Bramieri)

Cara, dolce, buona Fatina – esordì l’omino – sono povero in canna, non posseggo più nulla, il mio campicello mi è stato tolto, non so più come sfamare i miei figli: piangono e mi chiedono cibo! Quando vedo le loro lacrimucce mi viene un nodo alla gola che mi rende disperato… Allora la Fatina sorrise con infinita dolcezza e con una vocina incantevole, flebile flebile sussurrò nella sua infinita dolcezza: “E chi se ne frega!”. (Paolo Panelli)

Non solo Dio non esiste, ma provate a trovare un idraulico la domenica! (Woody Allen)

Malaparte è così egocentrico che se va a un matrimonio vorrebbe essere la sposa, a un funerale il morto. (Leo Longanesi)

Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati. (Bertolt Brecht)

Io credo che un artista non si debba mai prostituire se non per denaro. (Beppe Grillo)

Gli anni sembravano non aver avuto alcun effetto su di lei. Era rimasta la solita stronza che conoscevo. (Daniele Luttazzi)

Il coraggio non mi manca. È la paura che mi frega. (Antonio Albanese)

Massimo D’Alema mi piace per quella vaga aria da “ma vattela a pià ’ n der culo!”. (Sabrina Ferilli)

Tendo a considerare molto intelligente chi mi dà ragione. (Massimo D’Alema)

La grandezza politica di Berlusconi sta nella sua capacità di anticipare: lui dice le cose almeno due anni prima che i fatti le smentiscano. (Gino & Michele)

I ricchi non conoscono una delle più grandi emozioni dell’intera vita, ossia quella che consiste nel pagare l’ultima rata. (Anonimo)

Quando parli lasci il segno, quando ridi lasci il segno, con lo sguardo lasci il segno. Caro il mio Zorro, hai rotto i coglioni! (Flavio Oreglio)

Una volta la mia ragazza mi ha sorpreso mentre, sotto la doccia, mi stavo masturbando. “Non ti vergogni?” mi ha detto. E io: “Perché? Adesso uno non è più neanche libero di lavarsi l’uccello alla velocità che vuole?”. (Citata da Mister Forest “Michele Foresta”)

C’è una cosa per cui romperei con la mia ragazza. È se lei mi sorprendesse con un’altra donna. Quello proprio non lo sopporterei. (Steve Martin)

Astrochiromante diplomata con corso di formazione della Regione Campania predice futuro o effettua pulizie delle scale e finestroni dei palazzi a prezzi interessanti. (Annuncio apparso su un quotidiano napoletano)

Quando una donna nella corsa della vita vi bussa alle spalle non è perché è rimasta indietro, è perché vi ha doppiato. (Gepi)

Quando ero piccolo tutte le domeniche i miei genitori mi portavano dai nonni. Poi, alla sera, mi venivano a prendere. Sì, però io mi annoiavo a stare tutto il giorno al cimitero. (Natalino Balasso)

Ho visto Oriana Fallaci. Era a spasso con un dobermann, aveva dei denti lunghi così, la bava alla bocca e ringhiava. Allora ho fatto un passo indietro, spaventato. Il dobermann mi fa: “Tranquillo. Ha la museruola”. (Enrico Bertolino)

Gli uomini non si lavano mai; se gli dici: “Amore, ma non te la fai la doccia?”. “No, tanto domani vado in piscina”, oppure: “No, io mi lavo a pezzi ”.“Ecco, giusto per sapermi regolare, oggi che pezzo hai scelto ?”( Teresa Mannino)

Se fossi cane, bao. Se fossi gatto, miao. Se fossi tardi, ciao. (Brunello Robertetti “Corrado Guzzanti”)

“Che Paese l’Italia: mi sono distratto un attimo e non è successo niente (Pericoli & Pirella)

(da “Il Formichetti 2020”, il dizionario delle Formiche dal 1990 a oggi – Baldini+Castoldi. Alcune delle battute raccolte da Gino&Michele.)

Anche i refusi tipografici nei titoli dei giornali possono servire allo scopo:

«Il caso più celebre è forse quello di un quotidiano d’inizio Novecento che, in occasione di una visita in Cadore della regina Elena, titolò: “La Regina in Calore”. Il più simile al refuso palle-alle capitò nel ’97 a Il Giorno, uscito con questa frase al posto di una didascalia: “Qui manca la dida perché quel cazzone di Pozzi non mi ha ancora mandato la copia della foto”. Ma ormai il web pullula di siti specializzati nel collezionare i migliori scherzi del diavoletto redazionale. Alcuni sono refusi classici: “Pene più duro per i piromani” (Resto del Carlino), “Benzina, stop alla figa in Slovenia” (Il Gazzettino). Altri titoli tradiscono retropensieri inquietanti, tipo quello del Tirreno: “Incidente d’auto: muoiono due persone e un contadino”. Poi ci sono i frutti della sciatteria mista a distrazione: “Parla per la prima volta di fronte a una telecamera il bambino morto di otite: ‘Noi ci siamo fidati del medico’” (Tgr Marche). Roba da giocarsi al Lotto il 47 (morto che parla). Quando il Resto del Carlino sparò “Muore prima del funerale”, ci fu chi si sarebbe stupito del contrario, poi scoprì che il morto era il prete. Un altro caso di precocità lo segnalò il Corriere di Romagna:“Donna scomparsa, si farà l’autopsia”, prim’ancora di trovarla e sapere se era viva o morta. Certi titoli incrociano modi di dire senza badare all’effetto. “Si è spento l’uomo che si era dato fuoco” (Giornale di Sicilia). “Si è spento giovane ustionato” (Brescia Oggi). “Cinese ucciso a coltellate: è giallo ” ( La Nazione). “Scuola negata a 2 sorelle sordomute: inascoltato ogni appello” ( Corriere dell’Umbria). “Staccata corrente al cimitero, morti senza luce” (L’Inchiesta). Defunti che parlano, che restano al buio, e non solo: “5 morti evadono a Bologna: 3 già ripresi” (Corriere del Mezzogiorno), ma in ottima salute.

I titoli più avvincenti sono quelli formalmente corretti, ma con parole o nomi dal significato multiplo, che innescano doppi sensi indesiderati. Celebre quello attribuito alla Provincia Pavese: “In 500 contro un albero: tutti morti” (dove 500 non è il numero degli schiantati, ma l’auto Fiat). O il tragicomico infortunio del settimanale della Curia torinese, che informava i fedeli di un evento sensazionale: “Erezione di due cappelle alla presenza del Cardinale Arcivescovo”, che per giunta si chiamava Ballestrero. E lì gridò al miracolo anche qualche mangiapreti. La versione laica e femminista uscì sul sito dell’Ansa : “Alcoa: Passera, tenerla aperta costa” e subito dopo sull’Adnkronos: “La passera d’Italia simbolo del Belpaese, a stabilirlo l’osservatorio sugli uccelli”. Quella bisex la fece il Messaggero: “Caccia alla pompa low cost”, che sembrava deplorare i rincari nel sesso orale a pagamento, invece si riferiva agli aumenti della benzina. Invece il Giornale tornò alla versione maschile: “Il Cavaliere salva il suo uccello preferito”, in pieno scandalo Ruby. Senza parole la sintesi del Gazzettino: “Inchiesta su Ginecologia: specializzandi tappabuchi”? Alcuni titoli a doppio taglio si apprezzano solo in versione vocale, che diversamente dalla scritta non distingue le maiuscole dalle minuscole. Corriere del Mezzogiorno: “Tromba marina per un quarto d’ora”. Giornale di Vicenza: “Arrestato il folle sparatore di Seghe” (che avete capito: era un rapinatore fuggito sparando dalla banca svaligiata a Seghe di Velo).

Leggendario il Secolo XIX: “Pompini a raffica, Sammargheritese in ginocchio”, che non alludeva a orge selvagge, ma alla tripletta rifilata da Stefano Pompini, goleador del Fiorenzuola, alla squadra ligure. Subito bissato dal Tg La7 con “Pompa ai pm”, che non stigmatizzava una cronaca troppo compiacente con gli inquirenti, ma annunciava soltanto l’interrogatorio dello spione Pio Pompa. Il quale condivide il doppio senso nel cognome con tanti altri, come l’ex presidente di Confagricoltura (“Bocchini: l’abolizione sarebbe un disastro”, Corriere) e l’ex braccio destro di Fini (“Bocchino amaro per la Carfagna”, Affaritaliani). Notevole pure la locandina del campàno Otto Giorni, che mischiava una notizia con un’autopromozione: “Benevento, droga tra i giovani. Da ottobre abbonamento mensile a 25 euro”. Roba che manco ad Amsterdam. Mitico pure lo strillo del Corriere del Veneto: “Sfigura la moglie con una padella e la scopa”, che fa il paio con le battutacce da osteria (“Lei suona il piano e lui la tromba”…). Nel 2006 il Mattino sfiorò la scomunica: “2 buchi, e la Madonna non suda più”. I pii lettori che già si facevano il segno della croce lessero poi il sommario: “Dopo gli errori di costruzione e lo strano fenomeno della condensa, forato il vetro che custodisce l’effigie per evitare altri ‘appannamenti’”. E rifiatarono.» (Marco Travaglio – il Fatto Quotidiano, 28 luglio 2018)

Poi ci sono gli umoristi involontari, i più tragici per noi cittadini, ma anche i più numerosi nella povera classe politica italiana.

«… La vicenda Banca Etruria la vide sul banco degli imputati per il ruolo di suo padre. Ammette un conflitto d’interessi? Fa autocritica?

«La mia famiglia ha pagato un prezzo altissimo e ingiusto. Mio padre è stato massacrato mediaticamente e ha subito vari procedimenti: la sua posizione è stata archiviata su tutto sino ad ora. Resta un procedimento ancora in piedi e la Procura ha chiesto l’archiviazione anche per quello. La mia famiglia è stata distrutta sui giornali e sui social e chi ha un minimo di onestà intellettuale oggi dovrebbe chiedere scusa, altro che attendere l’autocritica. L’Antitrust stessa ha escluso che sussistesse un mio conflitto di interessi. Banca Etruria è stata il grande alibi per una vergognosa campagna di sciacallaggio di tanti. Di troppi». (…)

Renzi ha fatto nascere questo governo per togliere l’Italia dalle mani di Salvini e per scongiurare l’aumento dell’Iva, subendo molte critiche e facendo la cosa meno conveniente per lui e più conveniente per il paese. Io non dico di ringraziarlo, basterebbe non attaccarlo con motivazioni inesistenti. Il governo dura se fa l’interesse del paese, non l’interesse di Renzi o di Italia Viva» (dall’intervista a Maria Elena Boschi di Giovanna Casadio – la Repubblica 19 dicembre 2019)

Non è divertente?

«Ineffabile La Russa, che a 72 anni torna nei panni di Gnazzzio (cit. Fiorello) e urla Giogaaato! — Drogaaato! — a un senatore grillino nell’emiciclo di Palazzo Madama. Eterno La Russa, sopravvissuto a faticosi quarant’anni di destra, passando per le avventure con il Cavaliere e il sodalizio con Gianfranco Fini («Ha commesso errori giganteschi») e quindi un po’ però sopravvissuto anche a se stesso, con i suoi modi ruvidi e con quel ghigno luciferino, con i resti di un ciuffo nero sulla fronte. Fatale La Russa, straordinario animatore di feste, mai visto arrivare dai paparazzi prima di mezzanotte, che mentre ti parla con la coda dell’occhio ancora continua a non perdersi il passaggio in Transatlantico della senatrice in bilico su tacco 14 (la sobrietà è andata a farsi friggere da tempo).

Comunque Ignazio Benito Maria La Russa, vicepresidente del Senato e autorevole esponente di Fratelli d’italia («Tolga pure l’autorevole: io sono il fondatore del partito») non aveva alcuna intenzione di riprendersi certi titoli sui giornali. Quell’urlo, dice, gli è proprio scappato.» (Fabrizio Roncone – il Corriere della Sera 18 dicembre 2019)

«…la Nutella è tornata a svolgere il suo compito, e cioè quello del più grande alimentatore di sensi di colpa dopo il divorzio con figli, finché non è arrivato Matteo Salvini. Il suo implacabile radar della propaganda intercetta la crema di Alba e il 26 dicembre dello scorso anno twitta: “Il mio Santo Stefano comincia con pane e Nutella, il vostro, amici?”. Quello di molti amici siciliani, per la cronaca, era iniziato con il terremoto, ma siccome #terremoto non era ancora trending topic non se ne era accorto. Il giorno dopo risponde alle polemiche così: “Questa mattina ho mangiato pane e Nutella senza pubblicare la foto sui social”, tanto per ribadire che quando c’è da stare in trincea nelle battaglie che contano lui non si tira indietro.

Un anno dopo, torna indietro. A Ravenna, esclama l’ormai celebre frase: “Ho scoperto che la Nutella usa nocciole turche. Io preferisco aiutare le aziende che usano i prodotti italiani!”. Il motivo del dietrofrónt è mistero. Qualcuno dice che è nella fase del sovranismo alimentare e che dopo quella dello stupratore marocchino e del ladro albanese vuole instillare quella del mais peruviano. Qualcuno dice che è per lanciare la volata ai prodotti Barilla. Qualcuno che Nutella in Francia ha tolto gli spot Ferrero a un conduttore sovranista e lui si è vendicato così. Qualcuno dice che va dietro agli algoritmi. Qualcuno, fornito di dati più empirici, dice che è scemo.

Fatto sta che quando gli spiegano che in Italia non ci sono tutte le nocciole necessarie per soddisfare la produzione di Nutella, lui ricomincia a sponsorizzare la Nutella sui social e a dire che mangia Nutella, e a quel punto viene da rimpiangere Piccolo Lucio col suo tormentone musicale “A me m piac a nutell òpanin e a porkett voj ò prusutt cà pancett”. Piccolo Lucio era un precursore, uno statista in erba e non l’abbiamo capito.» (di Selvaggia Lucarelli – il Fatto Quotidiano, 17 dicembre 2019)

E si potrebbe continuare a lungo… Umorismo? Comicità? Commedia? Farsa? Tragedia? Ai posteri l’ardua sentenza. Buon Natale a tutti.

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