Un pericolo pubblico: l’architetto

«Se costruisci una cosa brutta resta lì, non solo alla tua vista, ma alla vista di tutti. Come architetto devi stare molto attento. L’architettura è pericolosa. Anzi, è un’arte socialmente pericolosa, perché l’architettura è imposta a tutti. L’architettura impone una immersione totale. Non sei uno che scrive musica, o una commedia. La presenti alla prima, ha successo o non ha successo, è un problema tuo. Come uno che dipinge un quadro: può piacere o può non piacere, ma nessuno lo può imporre. Una brutta musica, insomma, si può non ascoltare o un brutto quadro si può anche non guardare, ma un brutto palazzo è lì, di fronte a noi e lo vediamo per forza. E questa è una responsabilità pesante anche per le generazioni future, resta fisicamente. […] Il mestiere dell’architetto è terribile, lo abbiamo già detto: quando compi degli errori imponi una full immersion nel mondo sbagliato che tu costruisci a migliaia, talvolta a milioni di persone e per un lungo, spesso lunghissimo tempo. Un mestiere davvero delicato e pericoloso […] una responsabilità che non è solo estetica, ma è anche di tipo etico e morale.» (Renzo Piano, da La responsabilità dell’architetto – Passigli Editori, 2014) Parole sante.

Per esempio: a Foshan, nella regione cinese del Guangdong, c’è uno dei distretti industriali cinesi dedicati alla liuteria. Ma la liuteria non è solo protagonista dell’economia locale, influenza molto anche l’architettura. Nel 2016 infatti fu costruita una chiesa di ispirazione diretta:

Nella Mongolia interna troviamo invece un pittoresco hotel a forma di gigantesca matrioska:

Invece nel Corpus Museum, a Maanshan, provincia dell’Anhui troviamo, appoggiata alla facciata in vetro del grattacielo e in mezzo ai campi, una gigantesca statua arancione di un uomo. Responsabile di questa “meraviglia” è lo studio olandese Pbv. Costo: 350 milioni di yuan (50 milioni di euro) per questo museo in cui i visitatori possono vedere e ascoltare come funziona il corpo umano. È già stata ribattezzato dai residenti “la toilette”. (da un articolo di Gianluca Modolo, la Repubblica 1 febbraio 2023)

Si potrebbe continuare a lungo ma meglio di no; sembra comunque evidente che – vicini, lontani o in giro per il mondo – non tutti i colleghi “perdono il proprio tempo” leggendo Vitruvio, Renzo Piano e/o il codice deontologico. Altrimenti qualche dubbio sulle responsabilità, intellettuali e tecniche, delle prestazioni espresse sarebbe loro insorto.

Nell’immagine di testata: Fortunato Depero, Grattacieli e tunnel – New York 1930

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