Un poema ferroviario

 

Non è molto sensato, far l’elogio dei luoghi comuni, trionferanno comunque, anche senza il nostro aiuto. (Venedikt Erofeev, da Bespoleznoe iskopaemoe)

 

Il “poema” inizia così:

«Avviso dell’autore

La prima edizione di Mosca-Petuškì, dato che era in un esemplare solo, si è esaurita rapidamente. Da allora mi sono arrivate molte lamentele per il capitolo «Serp i molot-Karačarovo», del tutto a sproposito, devo dire. Nell’introduzione alla prima edizione avevo avvisato tutte le fanciulle che il capitolo «Serp i molot-Karačarovo» dovevano saltarlo senza leggerlo perché dopo la frase «E giù a bere» seguiva una pagina e mezza di turpiloquio schietto, tanto che nell’intero capitolo non c’era una sola parola castigata, a parte la frase «E giù a bere». Con quel coscienzioso avviso ho ottenuto solo che tutti i lettori, soprattutto le fanciulle, si son buttati subito sul capitolo «Serp i molot-Karačarovo» senza neanche leggere i capitoli precedenti, senza neanche aver letto la frase «E giù a bere». Per questo motivo ho considerato indispensabile, nella seconda edizione, sopprimere dal capitolo «Serp i molot-Karačarovo» il turpiloquio. E così è meglio perché, prima di tutto, mi leggeranno dall’inizio alla fine e, secondariamente, non si offenderà nessuno.

V. Er.»

 

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.