Una perla d’uomo

“Pearl Jam Twenty è un album dei Pearl Jam uscito nel settembre del 2011, colonna sonora dell’omonimo documentario di Cameron Crowe che celebrava i primi venti anni di carriera del gruppo. È stato pubblicato il 19 settembre in Europa e il 20 settembre negli Stati Uniti.” (da Wikipedia)

Questo è il trailer ufficiale del film:

Ma non vorrei parlare dell’album (che amo) e neanche del film-documentario (che adoro) di cui esso è la colonna sonora. In realtà con questo pretesto vorrei parlare di Eddie Vedder. Dunque:

“Edward Louis Severson III, conosciuto come Eddie Vedder, è un cantautore e chitarrista statunitense, noto principalmente per essere il cantante del gruppo musicale grunge/alternative rock Pearl Jam. A San Diego, (dove per mantenersi faceva l’agente di sicurezza) Vedder fonda alcuni gruppi musicali,  tra cui i Bad Radio. Proprio mentre è a San Diego riceve, da un neonato gruppo musicale di Seattle in cerca di un cantante, un demo contenente dei brani strumentali. Vedder scrive alcuni testi, incide le parti vocali e rispedisce il nastro.”(da Wikipedia).

Mike Mc Ready, chitarra solista del gruppo, commenta così: “Ricordo che ho pensato: è davvero così o sta fingendo? Chi è questo tizio? In quella voce avevo sentito una persona vera, non qualcuno che cercava di fingersi un’altro. Avevo sentito qualcuno. Non lo conoscevo ma c’era tutto in quella voce.” Vedder viene così contattato e nel giro di una settimana divenne il cantante del gruppo che poi verrà denominato appunto Pearl Jam: la nonna di Eddie Vedder si chiamava Pearl e cucinava una marmellata (in inglese jam) di peyote che i componenti della band chiamavano appunto Pearl Jam (“la marmellata di Pearl”).

Siamo nel 1990. Il ragazzo si trasferisce da San Diego al nuovo ambiente urbano e musicale di Seattle; chiaro che deve ancora ambientarsi, è evidentemente disorientato e nei primi tempi viene descritto come una persona “timida, riservata, impacciata”, sul palco come fuori.

L’11 gennaio 1991, a Vancouver, il gruppo apre la serata per gli Alice in Chains in un locale chiamato Town Pump. A un certo punto succede qualcosa. Una cosa che nel film viene descritta al ventisettesimo minuto (circa) dalla voce di Kevin, “T-Shirt guy” del gruppo. Ecco le sue parole: “Mentre suonavano ‘Breath’ gli agenti della sicurezza hanno portato fuori un ragazzo ubriaco. Sono stati eccessivamente aggressivi. L’hanno portato fuori con la forza. Eddie l’ha notato e li ha osservati. Abbiamo notato chiaramente un cambiamento in lui. Quel ragazzo così timido, che la gente non conosceva bene, come lui non conosceva noi, d’improvviso ha cambiato voce e atteggiamento, diventando energico ed espressivo.” 

La farfalla è uscita dalla crisalide. L’audio e le immagini sono davvero impressionanti:  si percepisce chiaramente come la rabbia per la prepotenza eseguita sotto i suoi occhi abbia fatto scattare qualcosa. Una maturazione istantanea che ci ha consegnato l’uomo e l’artista (i due termini sono inscindibili) che conosciamo.

Ma mentre l’artista è forse molto noto nel mondo intero, credo che l’uomo lo sia un po’ meno. Eccoci allora al 22 agosto 2016:

“Stop! Stop! Stop”, grida la voce di Eddie Vedder interrompendo il brano. Un po’ sorpresi i musicisti e gli altri componenti dei Pearl Jam smettono di suonare. Il cantante, nel silenzio generale dei 41mila accorsi per il concerto, si rivolge a uno spettatore: «Ehi, signore, togli il dito dalla faccia di quella donna. Signore, tutte le dita puntano contro di te. Vattene».

Al Wrigley Field di Chicago, lo stadio dove gioca la squadra di baseball dei Cubs, la folla applaude mentre la sicurezza scorta fuori dall’arena il molestatore. Sono in tanti a riprendere la scena con il cellulare e a postarla immediatamente su YouTube. «Signora, sta bene?», si è accertato Vedder prima di riprendere a cantare il brano ‘Lukin’ dal punto in cui si era interrotto. (da iodonna.it)

Mike Mc Ready nel 1990 ci aveva visto molto bene: per quanto timido, riservato e impacciato, in quella voce registrata c’era una persona vera, non qualcuno che cercava di fingersi un’altro. Dietro quella voce c’era una perla d’uomo.

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