Unire i puntini

Michail Lesin, 57 anni, ex ministro, odiato da Putin, trovato morto in una stanza d’albergo a Washington il 5 novembre 2015. Boris Nemtsov, 55 anni, ex vice primo ministro sotto il governo Eltsin, critico di Putin, sostenitore dei diritti umani, ucciso con colpi d’arma da fuoco a Mosca il 27 febbraio 2015. Boris Berezovsky, 67 anni, uomo d’affari, oligarca, critico di Putin, trovato morto nella sua casa nel Berkshire in Inghilterra, il 23 marzo 2013. Sergei Magnitsky, 37 anni, avvocato, ucciso il 16 novembre 2009, dopo essere stato imprigionato a seguito di denunce sporte contro il governo russo. Stanislav Markelov, 34 anni, giornalista, avvocato per i diritti umani, ucciso il 19 gennaio 2009 a Mosca, da un uomo armato, insieme con la giornalista Anastasia Baburova, 25 anni. Natalia Estemirova, 50 anni, giornalista e attivista per i diritti umani, rapita a Grozny, in Cecenia e trovata morta il 15 luglio 2009 dopo aver documentato violazioni dei diritti umani in Cecenia. Anna Politkovskaja, 48 anni, giornalista investigativa, uccisa a colpi di arma da fuoco a Mosca, dopo aver raccontato gli abusi sui diritti umani perpetrati dal governo russo. Yuri Shchekochikhin, 53 anni, giornalista, scrittore, membro della Duma russa, morto il 3 luglio del 2003 dopo aver indagato sulla corruzione del governo russo. Alexei Navalny, 47 anni, guida dei movimenti di opposizione al Cremlino, morto il 16 febbraio.

«L’oppositore russoAlexey Navalny, 47 anni, è morto nella colonia penale n. 3 dell’Okrug autonomo di Yamalo-Nenets. Lo ha riferito il dipartimento regionale del servizio penitenziario federale: “Il 16 febbraio di quest’anno, nella colonia correzionale n. 3, il detenuto Navalny A.A. si è sentito male dopo una passeggiata, perdendo quasi immediatamente conoscenza. Gli operatori sanitari dell’istituto sono immediatamente arrivati ed è stata chiamata una squadra medica di emergenza”, si legge nel comunicato. “Sono state eseguite tutte le misure di rianimazione necessarie, ma non hanno dato risultati positivi. I medici del pronto soccorso hanno confermato la morte del condannato. Si stanno accertando le cause della morte”, aggiunge il comunicato rilanciato dalle agenzie russe.» (Rainews.it)

Il numero due della Lega Andrea Crippa ci ha tenuto a precisare che: «Additare colpevoli mi sembra prematuro e inopportuno: io non ho la sfera di cristallo e non so cosa succede in Russia. Mi chiedo come lo facciano a sapere qui in Italia.». Che tenero, un sincero garantista. Però se leggiamo quell’Ansa del 17 novembre 2018: «L’ala giovanile della Lega ha firmato un accordo di collaborazione con la Giovane Guardia di Russia Unita, il partito di Putin. Lo riporta la Tass citando rappresentanti del Carroccio. A Mosca — fa sapere l’agenzia russa — si è recata una delegazione di giovani leghisti con a capo il parlamentare Andrea Crippa», qualche volgare dubbio dietrologico può venire.

Come scrive Claudio Cerasa, bastava unire i puntini. Ma come al solito non tutti hanno intenzione di farlo; qualcuno anzi nemmeno li vede, questi puntini.

«Anni fa, alcuni leader italiani, ricorderete quali, amavano passeggiare allegramente a Mosca, indossando magliette con il volto di Putin. Erano gli anni in cui alcuni leader, ricorderete quali, ricorderete quale, sostenevano di sentirsi a proprio agio più a Mosca che a Bruxelles. Erano gli anni in cui alcuni leader, uno in particolare, diceva frasi come queste su Navalny: “E’ l’ennesima montatura mediatica”, “mi sembra esagerato creare novelli eroi”, “l’idea che Putin sia considerato un dittatore mi fa sorridere”, “in Russia sei mesi fa ci sono state le elezioni e Putin è stato eletto democraticamente”.»

La sua nonna un giorno gli disse mi raccomando sorridi più che puoi; lui se lo ricorda sempre e manda spesso bacioni.

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