Zeitgeist: lo spirito dei tempi

UNO. «Tolstoj racconta che quand’era ufficiale, avendo visto nel corso di una marcia uno dei suoi commilitoni colpire un uomo che si allontanava dalla fila, gli disse: “Non si vergogna di trattare così un suo simile? Ma non ha letto il Vangelo?”. Al che l’altro rispose: “E lei, non ha letto i regolamenti militari?”. Questa è la risposta che sempre si attirerà lo spirituale che vuole dettare legge al temporale. A me sembra molto saggia. Chi conduce gli uomini alla conquista delle cose non sa che farsene della giustizia e della carità.

Tuttavia mi sembra importante che esistano uomini i quali, anche se scherniti, invitano i loro simili a religioni diverse da quella del temporale. Ora, coloro a cui spettava questo ruolo, e che io chiamo i chierici, non solo non lo svolgono più, ma svolgono invece il ruolo contrario. La maggior parte dei moralisti che hanno un certo seguito in Europa da cinquant’anni a questa parte, in particolare i letterati in Francia, invitano gli uomini a farsi beffe del Vangelo e a leggere i regolamenti militari.» (Julien BendaIl tradimento dei chierici.  Il ruolo dell’intellettuale nella società contemporanea – Dalla premessa alla prima edizione, 1927)

DUE. Il termine zeitgeist, tradotto dal tedesco, significa letteralmente “spirito dei tempi”.

Anche il termine weltanschauung appartiene alla lingua tedesca (pronuncia /ˈvɛlt.anˌʃaʊ.ʊŋ/) ed esprime un concetto fondamentale nella filosofia ed epistemologia di quel Paese, spesso applicato in vari altri campi, in primis nella critica letteraria e della storia dell’arte: «Non è letteralmente traducibile in lingua italiana perché non esiste nel suo lessico una parola che le corrisponda appieno. Essa esprime un concetto di pura astrazione che può essere restrittivamente tradotto con “visione del mondo”, “immagine del mondo” o “concezione del mondo” e può essere riferito a una persona, a un gruppo umano o a un popolo, come a un indirizzo culturale o filosofico o a un’istituzione ideologica in generale e religiosa in particolare.» (da Wikipedia)

In Italia si è molto discusso invece di egemonia culturale, «un concetto che indica le varie forme di «dominio» culturale e/o di «direzione intellettuale e morale»  da parte di un gruppo o di una classe che sia in grado di imporre ad altri gruppi, attraverso pratiche quotidiane e credenze condivise, i propri punti di vista fino alla loro interiorizzazione, creando i presupposti per un complesso sistema di controllo. L’analisi dell’egemonia culturale, anche in quanto distinta dal mero dominio, è stata formulata per la prima volta da Antonio Gramsci per spiegare perché le rivoluzioni comuniste predette da Karl Marx nei paesi industrializzati non si fossero verificate.» (da Wikipedia)

TRE. Traducendo in termini più attuali, abbiamo che: «Le idee dei paesi dominanti spesso diventano idee dominanti»: politically correct e cancel culture. Nella sua versione buona il politicaly correct è fondamentalmente ipocrisia: non esprimere e celare le proprie opinioni quando divergono da quelle della maggioranza e fare un omaggio quantomeno verbale (lip service) a quanto i più dicono. Nella sua versione “cattiva” il politically correct è la tendenza portata agli estremi di stabilire quello che è accettabile dire e quello che non è accettabile e, naturalmente, di sanzionare i devianti vale a dire coloro che non si uniformano.

Nella seconda versione il politically correct può giungere fino a violare la libertà di parola imponendo una censura e punendo coloro che insistono a esprimersi in maniera difforme. Nei casi di grave censura gli scorrettamente politici possono appellarsi al primo emendamento della Costituzione americana e, in Italia, all’articolo 21. Nei casi meno gravi difendersi dalla coltre del conformismo di gruppo, di ceto, di massa può essere difficilissimo, quasi impossibile.

Dal politically correct è derivata la cosiddetta cancel culture, cultura del boicottaggio, della cancellazione di coloro che esprimono posizioni e comportamenti considerati non in linea con la cultura dominante. […] Non credo che la libertà di parola possa essere invocata a difesa di chi oltraggia deliberatamente, ma, certamente, riconosco la complessità delle situazioni e dei giudizi. So che, in democrazia, il conflitto delle idee deve essere il più libero e anche il più aspro possibile. Non vorrei però che con la scusa dell’asprezza e con il richiamo alla libertà si legittimassero parole e comportamenti che mirano a minare alle fondamenta le democrazie costituzionali. Di tanto in tanto vanno posti dei punti fermi. Qui e adesso, pongo il mio punto, democraticamente rivedibile e superabile. (Gianfranco PasquinoDomani, 19 maggio 2021)

QUATTRO.  Jun’ichiro Tanizaki ha scritto (in Libro d’ombra – Bompiani, 2017): «Qualche giorno fa ho letto, non ricordo su quale rivista o giornale, un articolo intorno alle lamentele delle vecchie signore inglesi. Queste signore sarebbero tristi perché, in gioventù, erano state educate a trattare con deferenza le persone anziane; oggi, diventate anziane, si sentono trascurate; chi è giovane non si occupa di loro, e anzi le evita, come se la vecchiaia fosse una malattia ripugnante; le signore inglesi ne concludono che i giovani hanno perduto ogni senso del dovere; ne concludo, io, che le lamentele dei vecchi si assomigliano in tutti i paesi del mondo. Invecchiando, ognuno si convince che, nel corso della sua vita, tutto è andato peggiorando. I vecchi di cent’anni fa rimpiangevano ciò che accadeva cent’anni prima di loro; lo stesso i vecchi di duecent’anni fa. Nessuno sembra soddisfatto dell’epoca in cui si trova a vivere.»

Giustissimo, nessuno sembra completamente soddisfatto dell’epoca in cui si trova a vivere; infatti non abbiamo certezze assolute sull’eventuale tradimento dei chierici contemporanei, o sul nostro zeitgeist, oppure sulla weltanschauung del tempo, né sull’attuale egemonia culturale.

Tuttavia condividiamo quanto scrisse Giacomo Leopardi: «Il mio sistema introduce non solo uno Scetticismo ragionato e dimostrato, ma tale che, secondo il mio sistema, la ragione umana per qualsivoglia progresso possibile, non potrà mai spogliarsi di questo scetticismo; anzi esso contiene il vero, e si dimostra che la nostra ragione non può assolutamente trovare il vero se non dubitando; ch’ella si allontana dal vero ogni volta che giudica con certezza; e che non solo il dubbio giova a scoprire il vero…, ma il vero consiste essenzialmente nel dubbio, e chi dubita, sa, e sa il più che si possa sapere.» (da Zibaldone di pensieri, settembre 1821)

Con modesto Scetticismo ragionato, quindi, ci limitiamo ad osservare che non ci pare oggettivamente di intravedere grandi miglioramenti anche nei nostri, di tempi. Perlomeno da alcuni punti di vista. Il dubbio rimane, ma forse – come sempre – è meglio prenderla con ironia. Concludiamo quindi segnalando che: «Le nipoti di Benito Mussolini, Orsola e Vittoria, hanno annunciato la riapertura della cripta del Duce a Predappio, dichiarandolo un segno di “ripartenza”. Escludendo un famoso caso di resurrezione, sarebbe la prima volta che qualcuno riparte da un cimitero.» (Sebastiano Messina – la Repubblica, 23 maggio 2021)

Non tutto è andato peggiorando, certo, ma qualcosa sicuramente sì.

Nella terza immagine dall’alto: Antonio Gramsci in un disegno di Francesco Del Casino – Il brano Il battito di Ivano Fossati è contenuto nell’album L’arcangelo (2006)

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